Vaccinazione contro l’epatite in Gambia

La giornata mondiale dell’epatite si celebra il 28 luglio. L’epatite virale è una delle malattie correlate alla povertà e ogni anno fa registrare moltissime morti nel mondo. La giornata è un’occasione per portare attenzione su tutte le attività di prevenzione che sono già disponibili e potrebbero salvare molte vite. Basti pensare che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, se si avviassero le giuste azioni sarebbe possibile eliminare completamente l’epatite virale entro il 2030.

La Giornata Mondiale dell’Epatite

La data scelta per ricordare questa tematica, il 28 luglio, è il giorno del compleanno dello scienziato premio Nobel Baruch Blumberg, che per primo scoprì il virus dell’epatite B (HBV), sviluppando il metodo per diagnosticarlo e il vaccino capace di prevenirlo. E questo evidenzia il primo problema riguardo a questa malattia: i metodi di prevenzione esistono, ma la loro distribuzione non è sufficiente per salvare uomini, donne e bambini che finiscono con l’ammalarsi.

Sono più di 325 milioni le persone a convivere con le epatiti B e C, e l’80% di loro vivono in condizioni in cui c’è una grave mancanza di prevenzione, test e trattamenti. I morti causati ogni anno dall’epatite B e C sono 1,4 milioni in tutto il mondo. Un numero enorme, considerando che, nel caso dell’epatite C, basterebbero tre mesi per curare il 95% dei malati.

La situazione sanitaria nei paesi poveri: focus sul Gambia

In Africa, in particolare nella regione del Gambia, quasi la metà dei bambini non ricevono vaccinazione contro l’epatite perché non sono neanche presenti nei registri sanitari. Questo problema riguarda anche altre malattie che potrebbero essere prevenute con un vaccino, come la malaria e la dissenteria, che in queste terre sono la causa di morte del 6% dei bambini prima dei 6 anni.

Oltre alla difficoltà di tenere traccia dei bambini attraverso la registrazione, c’è anche la grave mancanza di risorse. Chi lavora nel sistema sanitario non ha abbastanza forza lavoro per garantire una copertura a 360° di tutte le necessità e deve anche combattere con una scarsità di dati che potrebbero aiutare i governi a migliorare la qualità delle cure. Le madri passano ore e ore in attesa davanti alle cliniche, tempo rubato al lavoro che potrebbe garantire il cibo per la propria famiglia e attenzione ai propri figli.

ActionAid, al fianco di Shifo Foundation, partner nella zona del Gambia, ha messo a punto una tecnologia innovativa e a basso costo che permette di agevolare il lavoro dell’accesso alle cure per i bambini. Sia rendendo più semplice la registrazione al sistema sanitario che favorendo il controllo della quantità di vaccini essenziali che devono ricevere.

Mohamed e Haddy

Haddy è un’insegnante e coltivatrice, madre di quattro figli sotto ai tredici anni, che vive a Kololi, una città nella zona Ovest del Gambia. Il più piccolo dei suoi bambini, Mohamed, ha ricevuto il vaccino contro l’epatite B e la tubercolosi grazie al nuovo sistema messo a punto da ActionAid e Shifo Foundation.

Ora, esiste una tessera della salute del bambino che permette di ottenere tutte le informazioni che lo riguardano in pochissimo tempo, velocizzando il processo di vaccinazione e anche la richiesta di informazioni ai professionisti presenti in clinica. Haddy riceve inoltre degli SMS che le ricordano quali vaccinazioni sono ancora necessarie per Mohamed e quando presentarsi in clinica, senza lunghe attese o mancanza di certezze.

Prevenire le malattie che si possono a tutti gli effetti prevenire è più che possibile, con un po’ di accortezza e organizzazione da parte delle istituzioni. Nella speranza che, nel 2030, ricorderemo il 28 luglio come la giornata di una malattia finalmente debellata. Aiutaci anche tu.