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Continuiamo il nostro viaggio accanto alla voce di Roberto Saviano in altre due puntate del podcast “Uguali”. In questi due episodi andremo a trovare molte persone, bambini, donne e uomini, che hanno visto cambiare la loro vita grazie all’adozione a distanza con ActionAid. Le destinazioni di oggi? Kenya, Ruanda, India ed Etiopia.

Uguali diritti, Uguali possibilità con l’adozione a distanza

Democrazia fragile e corruzione: questi sono i due ostacoli che mortificano la vita di una comunità intera impossibilitata a rialzarsi per mancanza di mezzi, opportunità, e libertà. Questa è la storia di 19 milioni di uomini, donne e bambini che vivono sotto la soglia della povertà in Kenya. Una situazione che non è grave solo di per sé, ma anche per quello che significa. Vivere in una nazione di diritti negati si traduce innanzitutto in povertà, ma ha un effetto a catena su tutto il resto: la qualità dell’istruzione, la qualità del lavoro, la qualità della vita civile.

Non è un caso che in Kenya, il 41% delle donne abbia subito violenza almeno una volta nella vita. La lotta alla parità di genere è globale, e diventa ancor più necessaria in situazioni limite come questa, in cui le prime a cadere nella trappola dell’ignoranza e dei pregiudizi sono sempre loro, le donne.

Uno dei primi interventi di ActionAid quando giunge in una comunità, è infatti avviare attività a sostegno delle, portando loro i mezzi per rialzarsi. Perché i benefici della loro rinascita ricadono a cascata su tutta la comunità, sempre. L’abbiamo visto succedere in tantissimi paesi in cui siamo intervenuti e ce lo racconta Roberto Saviano nell’episodio numero due, con le storie di Beatrice e Christine. Donne che la vita ha messo a dura prova, tra povertà e mutilazione dei genitali (ancora una realtà per il 72% delle bambine in Kenya), che oggi sono un po’ più “uguali” all’immagine che abbiamo di piccole imprenditrici con un progetto di futuro.

Roberto Saviano ci porta anche in Ruanda: dopo 25 anni dal genocidio che ha spezzato centinaia di migliaia di vite, nella lotta tra le etnie degli hutu e i tutsi. ActionAid ha perso 9 operatori negli scontri del 1994, ma è ancora lì a portare istruzione: l’arma più potente contro il razzismo e la violenza, come quella subita da Lucie, e lo sfruttamento minorile, che ci racconta la storia di Sàntram.

Andiamo in Etiopia dopo 30 anni di ActionAid

L’Etiopia, per la precisione il distretto di Dalocha, è stato il primo luogo in cui ha operato ActionAid Italia. Grazie all’adozione a distanza sono cambiate tante cose in questi 30 anni di attività. L’Etiopia era profondamente devastata dalla malaria, la prima causa di morte nel paese, non c’erano ospedali, il rischio di morire di parto o di riportare gravi disabilità era altissimo. Le mutilazioni genitali femminili erano praticate da tutti, l’85% della popolazione era analfabeta e il 65% non aveva cibo a sufficienza. Per avere acqua in casa, bisognava camminare 9 ore al giorno.

Cosa significa adottare un bambino a distanza? Chiediamolo ai bambini adottati 30 anni fa in Etiopia. Ci sono Bilal e Shukur, due uomini laureati, professori nella stessa scuola di ActionAid dove hanno studiato da piccoli. Shukur sta frequentando un master per diventare negoziatore di pace a Gerusalemme. Poi c’è Radi, che invece ha scelto di essere un veterinario. Infine, una giovane donna di 30 anni di nome Hadia, che oggi coltiva il suo campo e ne vende i frutti, ed è riuscita a mandare a scuola tutti i suoi figli e anche la nipotina.

Il lavoro di ActionAid in Dalocha è terminato nel 2003. Cosa significa terminato? Significa che si è creato un sistema capace di autosostentarsi, una rete di servizi e diritti a cui lavorano tutti, un’opera di formazione culturale che ha visto man mano interrompersi pratiche barbariche come la mutilazione dei genitali femminili, la violenza, e i pregiudizi.

Questo lavoro termina solo quando tutti possono dirsi “uguali”, con uguali opportunità e, soprattutto, uguali speranze. Ecco cos’è, l’adozione a distanza con ActionAid.