storie di adozione a distanza: Tin Tin Hlaing

Tin Tin Hlaing ha 27 anni e vive nel villaggio di Ma Gyi Cho, in Myanmar. Per poter lavorare e vivere, c’è bisogno di tante cose: attrezzi, sementi, prestiti, conoscenze per poter portare avanti un’attività. A parole, è facile. Nella pratica, le cose sono molto più difficili.

Perché in Myanmar circa il 26% della popolazione vive con massimo 1,90 dollari al giorno. E ci sono circa tre milioni di persone che non riescono a procurarsi il cibo di cui avrebbero bisogno per la normale sussistenza. Senza contare il tasso di analfabetismo, particolarmente alto, che aggrava ulteriormente la situazione. (Dati: Wfp)

Per lavorare nel villaggio di Ma Gyi Cho, gli agricoltori avrebbero bisogno di:

  • Banche delle sementi;
  • Prestiti;
  • Formazione;
  • Libero accesso ai mercati.

Come fare se non si hanno le risorse per poter avere queste cose? La soluzione diventa una ed è particolarmente pericolosa: rivolgersi a degli usurai, che fanno pagare degli altissimi tassi d’interesse. Talmente alti che quello che si produce non è nemmeno sufficiente per ripagarli. Quindi, gli agricoltori si trovano stretti sempre di più nella morsa della povertà.

Nel villaggio di Ma Gyi Cho, le cose sono andate diversamente. Grazie al contributo dell’adozione a distanza, si sono formati dei gruppi di auto-aiuto per creare e gestire piccole attività. In questo modo, agricoltori come Tin Tin Hlaing possono chiedere prestiti e attrezzature senza dover necessariamente ricorrere a un usuraio.

 

Fonte immagine: Christopher Davy/ActionAid.org.uk