storie di bambini costretti a lavorare

Ci sono bambini che hanno la possibilità di crescere bene, di studiare, di avere un’alimentazione adeguata, di giocare. Di sognare. E poi, ci sono bambini costretti a lavorare. Costretti dalle circostanze, dalla povertà, da uno spietato trafficante di uomini. Come dimostrano queste tre storie.

1. Amina

Amina aveva appena nove anni. Una zia lontana si presentò a casa dei suoi genitori. Facendo leva sulle loro difficoltà economiche, si offrì di portare Amina in città e di farla studiare. I genitori acconsentirono.

Arrivata in città, Amina dovette fare i conti con una realtà profondamente diversa. Lavorava 14 ore al giorno in cucina, facendo le pulizie e badando ai figli di sua zia. Non andava a scuola. Fu violentata ripetutamente da suo zio e, a 16 anni, fu costretta a subire un pericoloso aborto.

2. Ça Depend

Ça Depend, insieme ai suoi fratelli, rimase orfano quando era molto piccolo. Andarono a vivere con i loro nonni. Che erano troppo vecchi per lavorare e accudirli tutti. Ça Depend e i suoi fratelli riuscivano a mangiare solo una volta al giorno. Non tutti andavano a scuola. E chi ci andava, non riusciva a farlo in maniera regolare.

Come Ça Depend, che, quando di sera tornava a casa da scuola, si rimetteva subito in strada. Faceva il giro delle case del villaggio in cui abitava. Cercava lavori da fare per guadagnare qualche soldo e dare una mano ai nonni.

3. Margaret

Margaret viveva in una discarica. Letteralmente. Dieci anni appena, una volta sveglia si metteva a rovistare tra i rifiuti in cerca di qualunque cosa che potesse essere vendibile. Solo dopo, e se avanzava tempo, riusciva ad andare a scuola.

Adesso, dopo aver letto queste storie di bambini costretti a lavorare, c’è un errore che non bisogna commettere: credere che siano talmente eccessive da risultare quasi irreali. Perché queste tre storie sono assolutamente vere.

 

Fonte immagine: ActionAid.org.uk