storie di adozione a distanza: Sitara

Sitara è la donna che puoi vedere al centro di questa foto. Nell’ultimo anno, ne ha passate davvero tante. Rischiando anche la vita. Perché lei fa parte delle centinaia di migliaia di rifugiati Rohingya che hanno lasciato il Myanmar e sono scappati nel vicino Bangladesh.

Perché i Rohingya sono perseguitati? La risposta a questa domanda non è semplice.

  • Nel Myanmar, l’etnia Rohingya ha sempre dovuto subire vessazioni e negazioni dei propri diritti.
  • La tensione, già altissima, ha raggiunto il suo picco nell’agosto del 2017, quando la polizia, in seguito agli attacchi dell’ARSA (Arakan Rohingya Salvation Army), ha risposto con violenti rastrellamenti.
  • Come conseguenza dei rastrellamenti, i Rohingya sono scappati in Bangladesh.

In circa un anno, i rifugiati Rohingya in Bangladesh sono diventati 700mila. La storia di Sitara può essere considerata una sorta di simbolo di tutte le donne Rohingya che hanno dovuto affrontare quest’autentico esodo.

“Quando siamo arrivate – racconta Sitara, – è stata molto dura. Abbiamo passato i primi 2-3 giorni in accampamenti all’aperto nell’area collinare. Dovevamo camminare sotto la pioggia.
C’erano così tante persone insieme a noi, siamo scappati davvero in molti. Abbiamo dovuto lasciare tutte le nostre cose e correre via. Quando siamo arrivati qui avevamo solo i vestiti che stavamo indossando.
Il viaggio è stato un inferno. Non avevamo cibo, né un posto dove dormire la sera”.

Una volta arrivata in uno dei campi di Cox’s Bazar, la situazione è migliorata. Ma solo di poco. Perché nei casi di emergenza umanitaria il rischio di subire violenza, soprattutto per le donne e per i bambini, aumenta in maniera esponenziale.

Ho molta paura per le mie figlie” confessa Sitara, “via via che crescono temo che aumenti per loro il rischio di subire violenze”.

Fin dall’inizio della crisi, siamo sempre stati al fianco delle persone di etnia Rohingya. Nei campi profughi abbiamo:

  • Costituito comitati femminili per prevenire i casi di violenza;
  • Costruito bagni pubblici;
  • Distribuito oltre 14mila coperte;
  • Dato supporto psicologico alle donne che hanno subito indicibili orrori.

E continueremo ad aiutare i Rohingya nei prossimi mesi. Anche, anzi soprattutto grazie a chi ci supporta. Proprio come te.