storie di adozione a distanza: Rukaya

Rukaya ha 37 anni, ha due figli e vive in un piccolo villaggio del Kenya. Qui riuscire a vivere ogni giorno è come una piccola conquista. Perché il diritto alla salute, proprio come al cibo e all’istruzione, spesso è soltanto un miraggio.

L’Africa è uno dei Paesi dove il problema della mortalità infantile si manifesta nella sua forma più grave. Nel 2012, a livello globale, la metà dei decessi al di sotto dei cinque anni di età avveniva nella sola Africa subsahariana. Stiamo parlando di più di tre milioni di bambini. Decessi che potevano essere facilmente prevenuti.

Lo stesso discorso vale per la mortalità materna. Il tasso di mortalità materna nell’Africa subsahariana nel 2012 era di 510 decessi ogni 100mila nascite. Questo ne fa, in assoluto, la zona più colpita al mondo.

Rukaya poteva essere una di queste donne. E i suoi figli potevano essere tra questi bambini. “Prima dell’arrivo di ActionAid non sapevamo neppure dell’esistenza dei centri medici” racconta Rukaya. “Ci curavamo con dei rimedi tradizionali che spesso, però, non funzionavano. Quando una donna incinta aveva qualche problema non sapevamo cosa fare e, purtroppo, non era raro che perdesse il bambino”.

Adesso la situazione è cambiata. Perché nel villaggio di Rukaya sono stati costruiti dei centri medici dove lavora personale qualificato. Adesso Rukaya può portare i suoi bambini dal dottore ogni volta che si ammalano. Così, la vita di Rukaya è cambiata.

Ed è stato possibile unicamente grazie al contributo dell’adozione a distanza.