storie di adozione a distanza: Neta

Si chiama Clemilda Maria da Silva. Tutti però la chiamano con il semplice diminutivo di Neta. È una donna brasiliana che vive in una delle zone più povere del Paese carioca. E, come lei stessa ci dice, “io prima non avevo una vita”.

La vita di Neta può essere raccontata così:

  1. Fin da piccola ha dovuto lavorare duramente per cercare di guadagnarsi da mangiare e di che vivere.
  2. Si è sposata molto giovane, forse troppo.
  3. Ha avuto sette figli.
  4. Suo marito non voleva che lavorasse. Neta doveva solo stare a casa a cucinare, lavare, accudire i bambini.
  5. Vive a Barbalho, una comunità molto povera del Brasile. Una comunità talmente povera e lontana che non è mai stata censita.
  6. Non essere censiti significa non avere accesso ai servizi. A Barbalho non c’è acqua potabile, non ci sono scuole, non ci sono strutture sanitarie. Solo baraccopoli di case fatte con fango e lamiere.

Queste sono le condizioni in cui viveva Neta. E, come lei, centinaia di altre donne che abitano nelle zone più povere del Brasile. Donne condannate a non avere una vita, a non avere dei sogni, a vedere i propri diritti sistematicamente negati. Ad aspettare in una fatiscente baraccopoli che la povertà estrema e la totale mancanza di igiene facciano il loro corso.

Eppure, la storia di Neta è cambiata. Come? Qualcuno, proprio come te, ha deciso di adottare un bambino brasiliano a distanza. E lai ha potuto cominciare a vivere.