storie di adozione a distanza: Najiba

Najiba è una donna di 32 anni. È sposata e ha quattro bambini. Lei potrebbe essere considerata fortunata, dal momento che è una donna e vive in Afghanistan. Perché? Per rispondere, è sufficiente riportare le sue parole:

“In Afghanistan le donne non sono viste come esseri umani o partner alla pari”.

Non sono viste come esseri umani. Può sembrare una dichiarazione forte. Ma non per chi sa. Non per chi è effettivamente consapevole di come vivono le donne in Afghanistan.

  • Quasi il 90% delle donne ha subito violenza almeno una volta nella vita. Il 62% subisce forme multiple di violenza.
  • I matrimoni precoci sono una pratica, ancora oggi, eccessivamente diffusa. Le giovani ragazze, quando non addirittura bambine, sono costrette, nella maggior parte dei casi, a sposarsi con uomini molto più anziani. Basti pensare che la metà delle ragazze afghane è già sposata a 15 anni.
  • La violenza non è la sola delle conseguenze. Una volta sposate, queste ragazze smettono del tutto di andare a scuola. Ciò le rende ancora meno consapevoli di quali sono i loro diritti e finiscono per considerare la violenza come un qualcosa di “normale”.
  • In molte delle comunità afghane, la violenza sulle donne è considerata culturalmente accettabile, anche per questo è così difficile da estirpare.

Najiba non ha mai voluto accettare questa situazione, né arrendersi all’idea che un uomo potesse liberamente picchiare una donna. Con l’aiuto di ActionAid, è diventata una delle assistenti legali in Afghanistan. E ha deciso di farlo per combattere la violenza contro donne e ragazze.

“Le donne prima non erano a conoscenza dei loro diritti” racconta Najiba, “ora tendono a denunciare la violenza più spesso”.

La speranza, per tutte le donne afghane, di affrancarsi dall’incubo della violenza passa anche per storie come quelle di Najiba. Le storie di chi ha deciso di impegnarsi in prima persona per aiutare gli altri.

 

Fonte immagine: Lorenzo Tugnoli/ActionAid.org.uk
Storia: ActionAid.org.uk