20 Novembre 2015

binod

La storia di Binod può essere divisa in due momenti. In mezzo, c’è stata una catastrofe. Una catastrofe che ha causato la morte di circa 9mila persone e ha lasciato dietro di sé migliaia di orfani.

Prima del terremoto

Binod ha 10 anni. È nato e vive in un piccolo villaggio vicino Kathmandu. Frequentava la settima classe della scuola primaria. Ogni mattina andava regolarmente a scuola insieme ai suoi fratelli. “La scuola era molto lontana da casa” racconta Binod. “I primi anni portavo il mio fratellino più piccolo sulle spalle ma poi è cresciuto e adesso porto solo la sua cartella per aiutarlo a scendere più velocemente. Al ritorno tocca a mio fratello più grande portarla, così facciamo a turno”.

Il giorno della catastrofe

Fu il 12 maggio. Binod non dimenticherà mai qual giorno. Dopo, tutto sarebbe cambiato. Era ora di pranzo e stava andando verso il refettorio con i suo compagni di classe. Ma le mura cominciarono a tremare. I maestri dissero agli alunni di tornare subito in classe e di ripararsi sotto i banchi. “Ho avuto una paura terribile perché dal soffitto cadevano dei calcinacci molto grossi e uno è caduto proprio sul banco della mia amica Dinesh, che per fortuna ha retto”.

Quando la terra smise di tremare, Binod e gli altri bambini si ritrovarono all’esterno. Erano convinti che la scuola fosse resistente perché era stata ristrutturata solo qualche anno prima. Invece l’edificio fu dichiarato inagibile. Loro si sono ritrovati a fare lezione sotto un grande tendone.

Dopo il terremoto

Insegnanti e alunni cercarono di organizzarsi come potevano. Ma era appena cominciata la stagione delle piogge. Tutto divenne ancora più difficile. Il tendone non era nemmeno impermeabile.

“Per fortuna questa situazione è durata pochi giorni” continua Binod. “A fine mese ci siamo trasferiti in un vecchio magazzino che era stato sgomberato dalle granaglie; era piccolo e buio, ma almeno riuscivamo a restare asciutti fino a fine giornata!”

Ai primi di giugno, Binod e la sua classe avrebbero dovuto sostenere gli esami di fine anno. Il governo nepalese non riuscì a organizzare l’invio di materiale e le commissioni. Si dovette rimandare tutto. Binod non era per niente contento di perdere un anno.

Poi qualcosa è cambiato

Binod poteva essere uno dei tanti bambini condannati a una vita di miseria e stenti. Ma, grazie all’adozione a distanza, non è stato così.

“Adesso le cose vanno meglio” conclude Binod. “Con  la ripresa dell’anno scolastico ActionAid ha costruito un nuovo TLC, che è una struttura scolastica provvisoria, dove possiamo fare lezione solo con la nostra classe, mentre in precedenza dovevamo condividere l’aula con i ragazzi dei due anni inferiori. Ci hanno anche detto che potremo sostenere gli esami. Io non vedo l’ora, anche perché ho studiato tutta l’estate e sono super preparato!”