storie di adozione a distanza: Anjali

Quante sono le violazioni dei diritti dei bambini che avvengono ogni giorno in tutto il mondo? Tante, sicuramente. Anzi, dal nostro punto di vista, troppe. Anjali, nonostante la sua giovanissima età, ne ha dovuta già conoscere una, forse una delle peggiori che una bambina possa subire nel suo Paese, ovvero l’India.

“Per me era normale stare sempre in fondo alla classe” racconta Anjali, “e fare le pulizie alla fine delle lezioni”.

Perché accade questo? Il motivo è presto detto: Anjali fa parte della comunità dalit. Stiamo parlando dei cosiddetti paria, o intoccabili. Che, ufficialmente, non dovrebbero nemmeno esistere, visto che l’India ha abolito il sistema delle caste già dalla metà del Novecento.

La realtà, purtroppo, è ben diversa da quanto riportato sui documenti. Gli intoccabili sono ancora isolati e vedono molti dei loro diritti fondamentali sistematicamente negati. Una discriminazione che non risparmia nemmeno i bambini.

Nella sua scuola, Anjali e gli altri bambini dalit stavano in fondo alla classe, dovevano fare le pulizie, non poteva usare il cortile, non potevano accedere alla biblioteca. Insomma: non dovevano mischiarsi con i bambini delle cosiddette caste “alte”.

Una situazione che è andata avanti in questo modo finché gli attivisti di ActionAid India non hanno organizzato degli incontri di sensibilizzazione con la popolazione, per fare in modo che la comunità dalit prendesse coscienza dei propri diritti.

“Le cose sono cambiate frequentando il gruppo di ActionAid a scuola” dice, contenta, Anjali. “Abbiamo scritto una lettera alla preside e ora gli insegnanti ci trattano tutti nello stesso modo!”

Una semplice lettera, potresti chiederti? Sì, in effetti è così. Perché molte delle persone e dei bambini del mondo non sanno quali sono i propri diritti né come fare per rivendicarli. Anjali e altri abitanti della sua comunità hanno avuto la fortuna di poterlo scoprire. E ciò è stato possibile unicamente grazie al contributo dell’adozione a distanza.