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Come sarebbe stato nascere in India? C’è chi la domanda se l’è posta davvero. E ha anche deciso di toccare con mano, di vedere come si vive in questo grande Paese. È possibile dare una prima risposta: nascere in India significa, fin da piccoli, imparare a dover fare i conti con la povertà.

La povertà…

Si parla di povertà estrema quando una parte, più o meno consistente, di popolazione vive con meno di 1,90 dollari al giorno. Secondo i dati della Banca mondiale, nel 2015 l’India aveva una popolazione pari a un miliardo e trecento milioni di persone.

La percentuale di popolazione che vive con meno di 1,90 dollari al giorno è di circa il 21 per cento. Fatto il calcolo, sono più di 270 milioni di persone.

…la fame…

Ci sono tre dati, la cui fonte è il Programma alimentare mondiale, che descrivono perfettamente la situazione:

  • In India vive un quarto delle persone denutrite di tutto il mondo.
  • Nove donne incinte su dieci soffrono di malnutrizione e anemia.
  • Più della metà dei bambini sotto i cinque anni è malnutrita o soffre di nanismo.

Qui comincia un circolo vizioso. Chi non mangia abbastanza, non ha forze sufficienti per lavorare e guadagnare. Senza lavorare e guadagnare, non si ha la possibilità di comprare cibo. Un circolo vizioso fatto di fame e povertà. Un circolo difficile da spezzare.

…e gli altri problemi dell’India

Perché non ci sono “solo” la fame e la povertà. Il tasso di mortalità materna è tra i più alti del mondo: ogni anno, circa 120mila donne non superano il parto o la gravidanza. La metà delle donne è analfabeta e i loro diritti fondamentali vengono negati sistematicamente. Anche il tasso di abbandono scolastico è molto alto e questo significa che i bambini sono costretti a lavorare.

 

Detto in poche parole: l’India è un Paese che ha bisogno di aiuto.