Domande frequenti sulla problematica della fame nel continente africano
La situazione è drammatica e in continuo peggioramento sistemico. Recenti rapporti indicano che, pur di fronte a un lieve calo globale della fame nel mondo, l’Africa ha tristemente superato l’Asia per gravità della denutrizione. Il continente concentra oggi la gran parte della povertà estrema mondiale, faticando enormemente nel garantire l’accesso ai beni primari a causa di shock climatici e conflitti persistenti.
Non vi è una singola motivazione, ma l’incrociarsi di più crisi: la povertà estrema (che toglie la forza per lavorare), guerre ed estremismi violenti (dove il cibo e l’acqua diventano armi di ricatto e i campi vengono resi inagibili), disastri climatici che distruggono coltivazioni e allevamenti, mancanza di forti investimenti statali nell’agricoltura locale e lo squilibrio causato dallo spreco alimentare dei Paesi ricchi.
Nonostante le fluttuazioni, i dati dell’Indice Globale della Fame collocano la maggioranza delle situazioni di “allarme” alimentare nel continente africano e in Medio Oriente. Ad oggi, Stati con punteggi critici per emergenza fame includono nazioni come Burundi, Ciad, Madagascar, Somalia, Sud Sudan, insieme allo Yemen.
La fame è severamente diffusa. Oltre il 35% della popolazione risulta malnutrita in Paesi come Namibia, Zambia, Repubblica Centrafricana e Ruanda. Tassi anch’essi allarmanti, tra il 25% e il 35%, si trovano in nazioni quali Liberia, Ciad, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Tanzania, Mozambico, Swaziland e Madagascar.
I problemi principali si dividono in un deficit di “quantità”, ovvero l’impossibilità di raggiungere il limite vitale minimo di 2.100 calorie giornaliere, e un gravissimo problema di “qualità”. Quest’ultima è la malnutrizione, in cui le persone sopravvivono con alimenti scadenti che non possiedono le vitamine, i sali minerali e le proteine essenziali a preservare il corretto funzionamento vitale del corpo.
L’espressione “bambini del Biafra” (usata spesso proverbialmente in passato come monito a non sprecare il cibo) nasce a cavallo fra gli anni ’60 e ’70 durante la durissima guerra civile nigeriana per l’indipendenza della Repubblica del Biafra. A causa del lungo blocco territoriale, la nazione piombò in una spaventosa carestia e la stampa internazionale diffuse le struggenti foto di bambini denutriti ma con il ventre innaturalmente gonfio. Questa sintomatologia dolorosa (kwashiorkor), dovuta a una drastica assenza di proteine nella dieta, ha reso l’immagine dei bambini biafrani il simbolo globale del dramma della malnutrizione infantile.
