Fame in africa

Nei Paesi industrializzati, "morire di fame" è un'espressione spesso usata in modo figurato per descrivere il forte appetito che precede un pasto. Purtroppo, in Africa, morire di fame non è affatto un modo di dire. È una tragica quotidianità, un'emergenza severa in cui a pagare il prezzo più alto sono i bambini. L'accesso al cibo e all'acqua non è ancora un diritto garantito per tutti e la mancanza di questi elementi primari continua a spezzare milioni di vite innocenti.

Cosa significa "fame": numeri e un quadro globale che peggiora

Si parla formalmente di fame quando una persona non assume la quantità energetica minima di cui ha bisogno per avere una vita sana; scendendo al di sotto di tale soglia, l'organismo non ce la fa e inizia a rallentare funzioni fisiologiche normali, come pensare o camminare. Ad aggravare la prospettiva c'è un preoccupante riassetto globale: secondo i dati aggiornati diffusi da recenti report internazionali, mentre la fame nel mondo diminuisce lievemente su scala globale, l'Africa ha ora superato l'Asia per gravità della situazione. Il continente africano è l’epicentro della crisi alimentare, ostacolato nel suo cammino verso gli obiettivi di sviluppo del 2030 dai conflitti, dagli eventi meteorologici estremi e da pesanti tagli alle risorse pubbliche e ai finanziamenti umanitari.

Perché in Africa si muore di fame? Le 4 cause principali

La mancanza di cibo non è mai un problema isolato, ma il risultato di una rete di cause che impediscono ai popoli di provvedere a sé stessi.

  • La trappola della povertà. Si tratta della radice di gran parte dei problemi che colpiscono il continente. Vivere in povertà estrema significa avere a disposizione meno di due dollari al giorno. Il 90% della popolazione mondiale che vive in questa condizione estrema si trova proprio nell'Africa subsahariana. Chi è troppo povero non ha energie fisiche per lavorare, e non lavorando non riesce a procurarsi il pasto.
  • Guerre e conflitti. Dai disordini legati a Boko Haram alle guerre in Libia e in Somalia, fino al conflitto in Darfur, i conflitti armati piegano le popolazioni. Il cibo in guerra diventa un'arma strategica: i soldati avversari inquinano le fonti d'acqua, cospargono di mine i campi e bruciano le scorte nemiche. Persino guerre lontane come quella in Ucraina hanno avuto ripercussioni catastrofiche sull'approvvigionamento del Corno d'Africa.
  • Cambiamenti climatici. Molte aree, specialmente in Africa orientale e meridionale, sono in balìa di calamità naturali. Lunghe e cicliche siccità, tempeste tropicali, alluvioni e i devastanti effetti del fenomeno climatico El Niño distruggono costantemente raccolti e bestiame.
  • Lo spreco di cibo. A livello globale vengono sprecate circa 1,3 tonnellate di cibo ogni anno, pari a un terzo della produzione mondiale dell'intero pianeta. Recuperando queste risorse sarebbe possibile sfamare chi oggi sta soffrendo.

Il dramma dei bambini: tra malnutrizione e denutrizione in Africa

Il volto più ingiusto di questa crisi appartiene ai bambini, i primi a risentire della mancanza di nutrienti. Nell'Africa subsahariana una persona su quattro è denutrita e, ogni anno, circa 3 milioni di bambini non raggiungono il quinto anno di età, e ben un terzo di questi decessi è causato dalla mancanza di cibo.

I bambini sono spesso vittime di malnutrizione, non solo di denutrizione. Questo significa che il problema non è solo legato alla quantità calorica, ma anche alla qualità. In questo contesto è bene capire di cosa parliamo riferendoci alla sicurezza alimentare. Consumare regolarmente cibi contaminati, poveri o di pessima qualità non assicura l'apporto di vitamine, proteine e sali minerali essenziali allo sviluppo infantile, portando paradossalmente a morire di complicazioni legate a ciò che si mangia.

Fame in africa: un focus sull'emergenza in Somalia

Se si vuole guardare in faccia l'emergenza, bisogna guardare alla Somalia, un Paese letteralmente martoriato.

  • Su una popolazione totale di circa 12 milioni di persone, quasi il 73% vive sotto la soglia di povertà estrema.
  • A causa della fame e di oltre vent'anni di conflitti, un milione di somali ha perso la casa, e quasi un milione si è rifugiato altrove.
  • L'aspettativa di vita alla nascita è di soli 51 anni.
  • A livello infantile, un bambino su otto accusa malnutrizione cronica e solo il 42% ha la fortuna di frequentare una scuola, condannando chi resta fuori (soprattutto le bambine) a un futuro di miseria.
  • Circa un milione di persone ha bisogno urgente di alimenti per non soccombere e altri due milioni sono a rischio.

Come possiamo combattere la fame in Africa: l'importanza dell'adozione a distanza

Fermare tutto questo è possibile, ma non si tratta solo di inviare pasti pronti. Le soluzioni strutturali mirano a rendere le popolazioni autonome, implementando un modello di agricoltura sostenibile, restituendo la proprietà della terra alle donne (si calcola che 100-150 milioni di persone uscirebbero dalla povertà) e arginando la speculazione fondiaria (land grabbing).

Garantire cibo e acqua significa difendere un diritto e per noi di ActionAid è una priorità assoluta.

Attraverso lo strumento dell'Adozione a Distanza, anche tu puoi compiere la tua parte: il tuo sostegno non donerà solo un futuro al bambino adottato, ma finanzierà progetti vitali volti a rafforzare e rendere indipendente l'intera comunità in cui egli vive.

Domande frequenti sulla problematica della fame nel continente africano

La situazione è drammatica e in continuo peggioramento sistemico. Recenti rapporti indicano che, pur di fronte a un lieve calo globale della fame nel mondo, l’Africa ha tristemente superato l’Asia per gravità della denutrizione. Il continente concentra oggi la gran parte della povertà estrema mondiale, faticando enormemente nel garantire l’accesso ai beni primari a causa di shock climatici e conflitti persistenti.

Non vi è una singola motivazione, ma l’incrociarsi di più crisi: la povertà estrema (che toglie la forza per lavorare), guerre ed estremismi violenti (dove il cibo e l’acqua diventano armi di ricatto e i campi vengono resi inagibili), disastri climatici che distruggono coltivazioni e allevamenti, mancanza di forti investimenti statali nell’agricoltura locale e lo squilibrio causato dallo spreco alimentare dei Paesi ricchi.

Nonostante le fluttuazioni, i dati dell’Indice Globale della Fame collocano la maggioranza delle situazioni di “allarme” alimentare nel continente africano e in Medio Oriente. Ad oggi, Stati con punteggi critici per emergenza fame includono nazioni come Burundi, Ciad, Madagascar, Somalia, Sud Sudan, insieme allo Yemen.

La fame è severamente diffusa. Oltre il 35% della popolazione risulta malnutrita in Paesi come Namibia, Zambia, Repubblica Centrafricana e Ruanda. Tassi anch’essi allarmanti, tra il 25% e il 35%, si trovano in nazioni quali Liberia, Ciad, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Tanzania, Mozambico, Swaziland e Madagascar.

I problemi principali si dividono in un deficit di “quantità”, ovvero l’impossibilità di raggiungere il limite vitale minimo di 2.100 calorie giornaliere, e un gravissimo problema di “qualità”. Quest’ultima è la malnutrizione, in cui le persone sopravvivono con alimenti scadenti che non possiedono le vitamine, i sali minerali e le proteine essenziali a preservare il corretto funzionamento vitale del corpo.

L’espressione “bambini del Biafra” (usata spesso proverbialmente in passato come monito a non sprecare il cibo) nasce a cavallo fra gli anni ’60 e ’70 durante la durissima guerra civile nigeriana per l’indipendenza della Repubblica del Biafra. A causa del lungo blocco territoriale, la nazione piombò in una spaventosa carestia e la stampa internazionale diffuse le struggenti foto di bambini denutriti ma con il ventre innaturalmente gonfio. Questa sintomatologia dolorosa (kwashiorkor), dovuta a una drastica assenza di proteine nella dieta, ha reso l’immagine dei bambini biafrani il simbolo globale del dramma della malnutrizione infantile.