occupazione militare in Palestina

Photo credits: Paolo Chiovino

Prosegue da mezzo secolo. Da cinquant’anni, quattro milioni e 800mila palestinesi vivono nei territori sottoposti all’occupazione militare. Una vita che si svolge tra controlli continui, gesti semplici che diventano quasi impossibili e la costante presenza dei militari israeliani.

La situazione

  • Una persona su quattro è un rifugiato.
  • In tutto, ci sono un milione e 200mila persone che vivono nei diversi campi profughi.
  • La popolazione palestinese subisce continue violazioni dei propri diritti umani: case distrutte; persone trasferite con la forza; reclusione e violenze; negazione dell’accesso a servizi come cure mediche e acqua potabile.
  • A Hebron, più di 4mila e 200 bambini, per andare a scuola ogni giorno, devono superare almeno uno dei 18 check-point permanenti costruiti dall’esercito israeliano.
  • Lungo le strade, spesso i bambini subiscono violenze psicologiche e fisiche da parte dei coloni israeliani. Tutto questo gli impedisce di vivere la loro infanzia serenamente.

5 storie di chi vive in Palestina

  • Jamal. Ogni giorno, si sveglia molto presto al mattino e raggiunge il suo campo dove da anni coltiva viti e prugne. Se non coltiva ogni giorno la sua terra, i soldati israeliani gliela portano via.
  • Haitam e Sofian. Hanno, rispettivamente, 14 e 13 anni. Dopo la scuola, non possono andare da nessuna parte e si limitano a girare in bici su una sola strada lunga appena duecento metri.
  • Kholoud. A causa dell’occupazione militare israeliana, ha dovuto lasciare la scuola e abbandonare tutti i suoi sogni.
  • Qutayba. La sua più grande paura è svegliarsi, normalmente, una mattina per andare all’università e non tornare più a casa.
  • Iman. A Jala, dove vive, si sente isolata dal mondo. Un villaggio che, tra i tanti problemi, non dispone nemmeno di un centro medico.

 

ActionAid si batte contro le discriminazioni e gli abusi ai danni del popolo palestinese e per ridare ai bambini il diritto di andare a scuola liberamente e senza paura. Con l’adozione a distanza, anche tu puoi dare il tuo contributo.