05 Novembre 2019

cause mortalità infantile

Sono stati fatti enormi passi avanti negli ultimi 20 anni per contrastare la mortalità infantile. Eppure, secondo il report 2019 dell’UN IGME, l’ente che si occupa di seguire i trend della mortalità infantile nel mondo, un bambino o un giovane adolescente muore ogni 11 secondi. La stima è di 6,2 milioni di bambini e adolescenti che hanno perso la vita, nel 2018, per cause che potevano essere prevenute.

Un problema dei poveri

I progressi sono stati fatti, certo. Il numero totale delle morti è passato in 15 anni da 14,2 milioni a 6,2 milioni nel 2018. Ma i paesi che soffrono di più di un alto tasso di mortalità infantile sono quelli dove la disparità continua a essere la più grande minaccia alla loro sopravvivenza. È il caso dell’Africa Sub-Sahariana, dove un bambino su 13 muore prima del suo quinto compleanno: una percentuale che è 16 volte più alta di quella dei paesi sviluppati.

Il tasso di mortalità infantile dipende da cause evitabili

In questo momento storico anche nascere nell’Asia Meridionale significa avere una probabilità nove volte maggiore di morire. La maggior parte di questi bambini ha meno di 5 anni e quasi la metà di loro addirittura meno di un mese. Questo perché le cause sono spesso infezioni e incidenti che potrebbero essere prevenuti, se solo la situazione di comunità e nazioni fosse più favorevole. Sotto molti aspetti.

La povertà priva le famiglie dell’acqua, dell’accesso alle cure, di servizi igienico-sanitari adeguati, di cibo e di istruzione. Tutti aspetti che farebbero una gran differenza. I dati dimostrano che, in media, i bambini muoiono di più nelle aree rurali dove mancano questi servizi primari, ma anche l’educazione. Questo porta le madri meno istruite ad avere una probabilità due volte maggiore di dover vedere il proprio figlio morire.

Dove manca l’acqua manca l’accesso ai servizi di cui un neonato ha bisogno. Per questo nei paesi dove ci sono servizi sanitari di alta qualità, e a prezzi accessibili, i bambini sopravvivono e crescono.

In Europa e Nord America infatti i tassi di mortalità infantile sono tra i più bassi del mondo. In Italia dal 1990, quando il tasso di mortalità neonatale era di 6 a 1000, oggi siamo scesi a 2. Questo perché dal 1990 in questi paesi, ma anche in altri dell’Asia Orientale e sudorientale, in Bangladesh, Cambogia, Kazakhistan, Malawi, e tantissimi altri, le volontà politiche hanno portato a un miglioramento dell’accesso alla sanità, in alcuni casi con cure gratuite per le donne incinta e i bambini stessi.

Un obiettivo ambizioso, ma raggiungibile

La fine delle morti che possono essere prevenute è il punto 3 degli Obiettivi di sviluppo sostenibile 2030 previsti dall’ONU. La riduzione della mortalità deve raggiungere il minimo di 12 morti ogni 1000 nati vivi, in tutti i paesi del mondo. Sono 53 i paesi ad oggi che non riusciranno a raggiungere questo goal se i trend continuano in questo modo. Per riuscire a garantire il diritto di ogni bambino di sopravvivere e crescere, ci sarà bisogno di abbattere le esistenti differenze colossali tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, e garantire l’accesso universale alle cure di donne, bambini e adolescenti.

L’adozione a distanza può davvero fare la differenza. Scegli anche tu di realizzare il cambiamento insieme ad ActionAid.

 

Fonti:

Repubblica.it