giornata mondiale contro violenza sulle donne

Oggi, 25 novembre, è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una ricorrenza importante, che però rischia di rimanere tale, finché non verranno fatti passi concreti per la prevenzione e il contrasto di questo fenomeno. È per questo che oggi siamo “chiusi”.  Sul nostro sito, sui profili social, e anche per strada a Milano, per il lancio della campagna #closed4women. Chiusi, proprio come le serrande e le porte che le donne che subiscono violenza rischiano di trovare se i centri antiviolenza continueranno a non essere finanziati adeguatamente e con continuità. Partecipa sui social alla campagna #closed4women.

La violenza sulle donne in Italia

Il 25 novembre è la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne. Un giorno da vivere con attenzione per interrogarsi su un problema che riguarda tutti. Questa giornata è stata istituita come monito di una grave violazione dei diritti umani e, questo 25 novembre, saranno tante le tematiche da affrontare.

Dal monitoraggio ActionAid sui Fondi antiviolenza dal 2015 al 2019 emerge che lo stanziamento di risorse per i centri antiviolenza – obbligatori dal 2013, grazie alla legge sul femminicidio – sta subendo dei ritardi gravissimi, tanto che in alcuni territori i centri e le case rifugio sono costrette a chiudere. Se un centro chiude, le donne che hanno subito violenza restano senza un luogo sicuro che le accolga e le protegga, una volta che denunciano il loro aggressore.

I fondi antiviolenza ci sono, ma per problemi burocratici non sono ancora stati liquidati. E così, solo lo 0,39% dei fondi del 2018 è stato inviato ai centri antiviolenza, contro il 34% del 2017 e il 63% del 2015/2016.

Il femminicidio nel mondo

Il 25 novembre di ogni anno il primo pensiero deve andare alle 137 donne che vengono uccise ogni giorno nel mondo da un membro della propria famiglia. Secondo dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc), gli uomini sono le vittime principali del totale degli omicidi globali, ma la maggior parte delle donne vengono uccise per mano di persone vicine, familiari o partner.

Più di un terzo delle donne è stato intenzionalmente ucciso da una persona della quale pensavano di potersi fidare. Le nazioni con il bollino nero sono l’Asia, con 20 mila vittime, e l’Africa, con 19 mila, seguite dalle Americhe.

E questo, purtroppo, è un trend è in crescita. Ci allontana dall’uguaglianza, e dimostra che le opere di sensibilizzazione e i programmi sviluppati per debellare questo grave problema non bastano se non sono coadiuvati da risorse da destinare ad azioni concrete.

Soprattutto con la prospettiva di dover rispettare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile che tutte le nazioni firmatarie dovrebbero raggiungere entro il 2030. In particolare, l’obiettivo numero 5: “Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze”.

Cosa c’è da fare (e cosa si può fare)

La violenza è una privazione della libertà. La libertà che non conoscono le 22 milioni di ragazze nel mondo, costrette a sposarsi prima dei 18 anni. Si trovano principalmente in Africa, ma anche India, Pakistan e tanti altri paesi. Sono il 59% delle donne tra i 20 e i 24 anni in paesi come il Bangladesh. La stessa libertà è negata alle giovani in Nicaragua, Guatemala o Ecuador, dove sono in aumento i casi di gravidanza dovuti a stupro tra le bambine con meno di 15 anni.

Il primo motore del cambiamento è l’istruzione. Una bambina che ha ricevuto un’istruzione è molto più portata a comprendere i propri diritti e sapere cosa è giusto pretendere per sé stessa. Il secondo motore è il dialogo con le istituzioni e le comunità: il modo migliore per estirpare i preconcetti che portano alla difficoltà di percepire un essere umano, uomo o donna, semplicemente uguali. Il terzo è offrire a tutte le donne l’accesso a strutture che possano accoglierle e proteggerle da ripercussioni o vendette se decidono di liberarsi dal massacro e ricevere la loro via d’uscita verso una vita libera e felice.

 

Fonti:

Actionaid.it

Asvis.it

Osservatoriodiritti.it