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Il 12 Giugno è la Giornata mondiale contro il lavoro minorile: è un momento di approfondimento e riflessione su una condizione che interessa oltre 152 milioni di bambini, di cui la metà ha tra i 5 e gli 11 anni. La giornata è stata istituita nel 2002 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) proprio per sensibilizzare il mondo su questa tematica e favorire le azioni di governi e associazioni per diminuire i numeri dello sfruttamento dei bambini.

Cos’è il lavoro infantile?

Il lavoro infantile è una condizione che costringe i bambini a lavorare per sopravvivere. Spesso questo tipo di sfruttamento infantile non viene pagato o è pagato pochissimo, e porta a conseguenze pesanti nello sviluppo, sia mentale che fisico, dei bambini. Non possono andare a scuola, lavorano a turni strazianti, e svolgono mansioni spesso troppo pesanti per il loro corpo, in condizioni pericolose e senza alcuna assistenza.

Nonostante i dati diano il lavoro minorile in decrescita da vent’anni, con 94 milioni di bambini in meno coinvolti nel lavoro minorile dal 2000, la strada da fare è ancora lunga. Tanto più che questa condizione affligge di più i bambini che vivono in zone di guerra, di povertà e disastri naturali. E sono proprio i paesi più poveri del mondo ad avere il maggior numero di bambini sfruttati. Secondo l’ILO, quasi la metà dei bambini costretti a lavorare si trovano in Africa (1 bambino su 5), in Asia e nella regione del Pacifico. 59 milioni di bambini lavorano nella regione Sub-sahariana, 10,7 milioni in America Latina, e 5,5 milioni si trovano tra Europa e Asia Centrale.

L’ILO celebra nel 2019 i vent’anni dalla redazione di un importante documento: la Convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile (1999), che ha tra i firmatari tantissimi paesi che ancora non la rispettano. Come la Convenzione sull’età minima di ammissione al lavoro, redatta nel 1973, e firmata da 168 Stati, che registra tra i non firmatari anche paesi occidentali come Australia, Canada e Stati Uniti.

I bambini non dovrebbero lavorare sui campi, ma sui sogni

Combattere il lavoro infantile è tra gli obiettivi di sviluppo dell’ONU, precisamente il punto 8.7, dove si invitano gli Stati firmatari a “prendere misure immediate ed efficaci per sradicare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù e alla tratta di esseri umani e assicurare il divieto e l’eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile, incluso il reclutamento e uso di bambini soldato e del lavoro minorile, in tutte le sue forme”. I numeri confermano che siamo ancora lontanissimi da questo obiettivo e probabilmente non riusciremo a raggiungerlo nei 10 anni di tempo che abbiamo a disposizione.

I bambini non dovrebbero lavorare sui campi, ma sui sogni”: questo è lo slogan dell’edizione di quest’anno della Giornata Mondiale contro il lavoro minorile. Dati dell’ILO dicono infatti che 7 su 10 bambini costretti in schiavitù lavorano nell’agricoltura, che include pesca, silvicoltura, pastorizia e acquacoltura. Ma il lavoro infantile, soprattutto nelle aree sconvolte dai conflitti, riguarda ogni settore. I bambini lavorano sia per riuscire ad avere qualcosa da mangiare che per il commercio. Il 17% è nei Servizi e il 12% si trova nel settore industriale, come quello delle miniere, o nell’industria manifatturiera dove lo sfruttamento dei bambini permette alle aziende di produrre prodotti a basso costo da rivendere nei mercati di tutto il mondo a prezzi concorrenziali.

Questi bambini sono i più vulnerabili, rischiano l’analfabetismo e problemi di salute. Si può fare qualcosa, da qui? Adottando un bambino  a distanza con ActionAid è possibile garantire un’istruzione adeguata, più accesso ai servizi e quindi alla possibilità di un futuro diverso: possiamo aiutare i bambini a lavorare sui propri sogni e sul proprio futuro.

 

Fonti:

Ilo.org

Onuitalia.it