la giornata di un bambino africano

Questa è la giornata di un bambino occidentale: sveglia con colazione, scuola, ritorno a casa, pranzo, compiti da svolgere, qualche ora in compagnia degli amici, cena con tutta la famiglia. È la normalità. Invece, la giornata di un bambino africano è molto diversa.

 

1. Ça Depend

La sua giornata comincia presto, quando il sole è appena sorto. Niente colazione: Ça Depend mangia una sola volta al giorno, di sera. Ha perso i genitori quando era piccolo. Adesso vive con i nonni anziani che accudiscono lui, i suoi fratelli e le sue sorelle. Non ce la fanno a sfamare tutti.

Ça Depend esce di casa. Ci sono quaranta minuti di cammino prima di arrivare a scuola. Lui però ne è felice: si sente fortunato ad avere la possibilità di studiare. Certo, la sua scuola non è come quelle occidentali. Ma lui ce la mette tutta.

Poi, nel pomeriggio, torna a casa. Dovrebbe fare i compiti. Ma non può, perché cerca legna da ardere o acqua potabile. Dà una mano ai nonni che lo accudiscono. Va in giro per le stradine polverose del villaggio a fare piccoli lavoretti in cambio di un po’ di cibo.

Quando torna a casa di sera, ci sono i suoi nonni, i suoi fratelli e una cena frugale ad aspettarlo. Prima di crollare esausto.

 

2. Margaret

Ha appena 10 anni. Anche lei di mattina si sveglia molto presto. Si sveglia insieme ai suoi genitori e ai suoi fratelli. Quando è fortunata, riesce a mettere qualcosa sotto i denti. Poi, tutti insieme, escono di casa. Perché bisogna cominciare a lavorare.

Quando apre la porta di “casa”, il suo mondo la assale con un fetore indescrivibile: Margaret e la sua famiglia vivono nella grande discarica a pochi chilometri da Mombasa. Cominciano subito a rovistare nei rifiuti in cerca di qualunque cosa da rivendere.

Alle 11:00, quando riesce a ritagliarsi un po’ di tempo, Margaret va a scuola. Dove cerca di imparare il più possibile. Ma è difficile in quelle condizioni. Tornata a casa, dà ancora una mano ai suoi genitori, che vivono solo di quello che trovano nella discarica.

 

3. Bizunesh

È difficile avere 16 anni e vivere a Wartu-Sefera. Nella sua famiglia, in tutto, sono in otto, tre maschi e cinque femmine. Quando Bizunesh si sveglia di mattina, c’è sempre un gran vociare.

Dal momento che è una donna, come prima cosa deve dare una mano nelle faccende di casa, cucinare, lavorare nei campi. E poi deve andare a prendere l’acqua potabile. Con un paio di pesanti taniche, intraprende il solito cammino che, se tutto va bene, le porterà via non meno di tre ore. Se tutto va bene.

L’alternativa è abbeverarsi a fonti d’acqua non sicure. Lo hanno fatto per un periodo. Bizunesh preferisce non ricordare quanto sono stati male.

Tornata a casa e portata l’acqua, Bizunesh va a scuola. Arrivando ovviamente in ritardo. Le lezioni sono già cominciate. Lei, anche oggi, resta indietro. Sa che dovrà fare il doppio del lavoro per recuperare lo studio. Tornata a casa da scuola, ci sono altre faccende e altri lavori per lei.

 

Cosa possiamo fare

Privazioni, fame, lavori degradanti: la giornata di un bambino africano è fatta di questo. Invece questi bambini dovrebbero solo andare a scuola, studiare, costruirsi un futuro.