
L’acqua non è solo un elemento naturale; è la linfa vitale che rende possibile ogni forma di esistenza. Nonostante la sua importanza fondamentale sancita anche dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, il diritto all’acqua rimane oggi una delle sfide più urgenti del nostro secolo. Garantire l’accesso a fonti idriche sicure significa tutelare la salute, promuovere la crescita dei più piccoli e restituire dignità a intere comunità.
Anche se può sembrare impensabile, al giorno d’oggi ci sono ancora Paesi che non hanno acqua potabile. Sì, proprio così. Questi Paesi si trovano in Oceania, nell’Africa subsahariana, nella zona del Caucaso, in Asia centrale.
La mancanza di acqua potabile ha delle gravi conseguenze. Il primo a risentirne è il suolo, che s’impoverisce e diventa improduttivo. Ma mancanza di acqua potabile significa anche terreno fertile per la proliferazione di malattie.
L'acqua come diritto umano e l'Agenda 2030
Il 28 luglio 2010, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto ufficialmente il diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari come un diritto umano essenziale per il pieno godimento della vita. Questo principio è il cuore del sesto obiettivo dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile: garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie.
Sono stati fatti dei passi avanti. Dal 2000 al 2017, la situazione è cambiata per 1,8 miliardi di persone che hanno ottenuto l’accesso ai servizi di base per l’acqua potabile, portando 80 paesi a raggiungere una copertura dei servizi superiore al 99%. Ma le disuguaglianze sono ancora tante, ancora oggi.
La percentuale di acqua dolce sulla Terra è minima rispetto alla massa idrica totale, e la sua distribuzione è profondamente iniqua. L’accesso universale all’acqua sicura con infrastrutture di qualità è ancora una chimera, soprattutto per i paesi in via di sviluppo, dove, ad esempio, si utilizzano latrine a cielo aperto senza controllo condivise indiscriminatamente. Questa è una realtà per 2 miliardi di persone, di cui il 70% vive in aree rurali. Anche se il numero di persone che sono costrette a espletare i propri bisogni all’aperto è calato dal 21% al 9% dal 2000, questo numero risulta comunque peggiorato in paesi come l’Africa sub-sahariana a causa dell’aumento della popolazione.
Salute e benessere: il ruolo vitale dell'acqua
L’acqua è il pilastro della salute pubblica. Sapere quanta acqua bisognerebbe bere in un giorno è una nozione di base per il nostro benessere, ma per milioni di persone il problema non è solo la quantità, bensì la qualità. Esistono diversi tipi di acqua, ma solo quella potabile garantisce la sicurezza necessaria per il consumo umano.
La mancanza di questa risorsa è causa di moltissime problematiche, una tra tutte: le malattie. Si tratta spesso di malattie curabili, a causa delle quali, però, un numero elevatissimo di persone muore nei Paesi più poveri del mondo.
Diritto all’acqua potabile e conseguenze dell’acqua contaminata
L’Organizzazione mondiale della sanità, nel suo Guidelines for drinking-water quality, individua quattro aspetti. Nello specifico, l’acqua si può considerare da bere se risulta al di sotto di certi limiti dal punto di vista:
- Microbiologico (non devono essere presenti organismi, come virus e batteri, nocivi per la salute);
- Chimico (non devono essere presenti sostanze pericolose, come arsenico e mercurio);
- Radiologico (non devono presentarsi condizioni che possano portare a un’aberrazione delle caratteristiche dell’acqua).
A queste tre condizioni, bisogna aggiungere tre ulteriori aspetti che possono definire l’acqua come da bere, ovvero il sapore, l’odore e il colore.
Nei contesti più vulnerabili, la mancanza di infrastrutture costringe le persone ad attingere a fonti insicure. Bere acqua non potabile ha conseguenze devastanti: malattie come colera, tifo e dissenteria sono ancora tra le prime cause di mortalità infantile. Senza accesso a sorgenti di acqua potabile protette, la salute delle comunità è costantemente a rischio.
A seconda della tipologia, la malattia può essere causata da un virus, un batterio, un’alga o un protozoo. Questi “viaggiano” lungo i corsi d’acqua, i fiumi o, in generale, le fonti d’acqua non sicure. In molti casi, può avvenire che la falda collegata a un pozzo venga inquinata da patogeni fecali che si sviluppano in latrine mal gestite dal punto di vista igienico.
Le malattie legate alla mancanza d’acqua potabile sono, a pieno titolo, classificate tra le malattie della povertà, in quanto trovano terreno fertile in situazioni di povertà estrema generando anche denutrizione e infezioni.
748 milioni di persone nel mondo si procurano acqua da fonti non sicure. Di queste, 173 milioni ottengono la loro acqua da bere direttamente da fiumi, ruscelli e stagni. Il resto della popolazione attinge comunque acqua da pozzi aperti oppure da sorgenti non protette.
Si stima che ogni anno muoiano 829.000 persone a causa della diarrea, una malattia perfettamente curabile, ma che non lascia scampo nei Paesi più poveri del mondo.
L’acqua contaminata è causa di malattie che, ogni anno, provocano la morte di milioni di persone nei Paesi più poveri del mondo. Quelle più gravi sono queste quattro:
- Colera
- Diarrea
- Epatite
- Poliomielite
Le malattie legate all’acqua contaminata sono facilmente prevenibili, e la morte di 297.000 bambini sotto i 5 anni potrebbe essere evitata ogni anno (Drinking-water – WHO, 2022). Basterebbe poco, come costruire pozzi sicuri. Mentre farmaci e trattamenti per curare chi ha contratto la malattia hanno un costo irrisorio in Occidente, nei Paesi più poveri del mondo sono proibitivi.
Diritto all’acqua come garanzia della dignità umana: oltre la sopravvivenza
Il diritto all’acqua è strettamente legato alla dignità umana. Avere acqua a disposizione significa poter curare l’igiene personale, prevenire infezioni e vivere in un ambiente sano. Quando l’acqua scarseggia, la dignità è la prima a soffrire: la mancanza di servizi igienici adeguati colpisce duramente soprattutto le donne e le ragazze, limitando le loro possibilità di partecipazione alla vita sociale e scolastica.
Il diritto all’acqua in Africa: un bene prezioso ma carente
Il continente africano è l'epicentro di questa crisi. Capire perché in Africa non c’è acqua in molte zone rurali richiede un’analisi che va oltre il clima. Sebbene l’accesso all’acqua potabile in Africa stia migliorando grazie a progetti mirati, la strada è ancora lunga.
Il cambiamento climatico sta rendendo sempre più frequenti i periodi di crisi. Ma cosa vuol dire siccità per una famiglia che vive di agricoltura di sussistenza? Significa perdere il raccolto, il bestiame e, in ultima analisi, la possibilità di nutrirsi. La carenza di acqua e l’accesso al cibo sono due facce della stessa medaglia: senza l’una, non può esserci l’altro.
In molti Paesi senza acqua potabile, la situazione è talmente estrema che l'espressione "morire di sete" non è un'esagerazione, ma una tragica realtà quotidiana.
La mancanza di acqua e l'impatto sui bambini e sulle donne
I più piccoli sono i più vulnerabili. In molti villaggi, il compito di approvvigionamento ricade proprio sui bambini e sulle donne. Ore passate a camminare per chilometri per trasportare pesanti taniche d'acqua sottraggono tempo prezioso all'istruzione e al gioco, compromettendo la crescita e il futuro delle nuove generazioni. Ad esempio in Africa questo è un compito che spetta solitamente a donne e ragazze, con tutti i pericoli che possono ritrovarsi da affrontare lungo il cammino.
Accesso all’acqua: testimonianze di chi affronta ogni giorno questo difficile cammino
Wuya ha nove anni appena e vive in Sierra Leone. Invece di andare a scuola, ogni giorno deve camminare per ore prima di raggiungere il fiume più vicino. Qui, raccoglie l’acqua con un secchio che poi mette sopra la testa. E torna al villaggio da dove è partito.
Israa, tredici anni, è scappata dalla Siria alla Giordania con la sua famiglia. Nel campo profughi di Zaatari le condizioni igienico-sanitarie sono terribili: “Qui il sole è tremendamente caldo. Le toilette sono sporche e l’acqua è orribile”.
“Tantissime ragazze si sentivano imbarazzate a usare la toilette e così molte di esse saltavano la scuola”. A parlare è l’attrice Emilia Fox che, qualche tempo fa, ha fatto visita alla scuola di Annaso, in Etiopia. “Specialmente durante il ciclo mestruale. Si stima che in Africa una ragazza su dieci salti la scuola in quel periodo”. Questa situazione è chiamata period poverty, ovvero la povertà mestruale, una forma di disuguaglianza ancora troppo diffusa.
Daw Maw, che vive in Myanmar, ha perso uno dei suoi bambini, di circa nove mesi, a causa di malattie e infezioni legate alla mancanza di acqua. Il villaggio in cui vive non ha alcun sistema per fornire alle persone acqua potabile.
Cosa fa ActionAid per il diritto all’acqua potabile: soluzioni concrete
Noi di ActionAid lavoriamo ogni giorno per trasformare questo diritto in realtà. Iniziative e progetti come la costruzione di pozzi in Africa e di sistemi di irrigazione sostenibili sono passi fondamentali. Fornire acqua pulita significa:
- Ridurre le malattie e la mortalità infantile.
- Permettere ai bambini di andare a scuola invece di cercare acqua.
- Sostenere l’agricoltura locale e la sicurezza alimentare.
- Rafforzare la dignità e l’autonomia delle comunità.
Il tuo supporto può fare la differenza. Insieme possiamo garantire che l'acqua smetta di essere un privilegio per pochi e diventi finalmente un diritto per tutti.
L’adozione a distanza è una forma di supporto concreto e continuativo che consente ai bambini e alle loro comunità di migliorare la propria esistenza, supportando progetti sul territorio che permettano loro di essere bambini, crescere e riscrivere il proprio futuro.