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Cosa significa essere donne e vivere in uno dei Paesi più poveri del mondo? Nessuno meglio di chi ci è nato può descrivere cosa si prova. Un’esistenza segnata, sistematicamente, dalla negazione dei diritti fondamentali. Come raccontano queste cinque storie vere.

#1: istruzione

Bizunesh è una ragazza. In quanto tale, ricadono su di lei alcuni compiti. Come badare alla casa. Come cucinare. E come andare a prendere l’acqua ogni giorno. Il pozzo è lontano. Per arrivarci, Bizunesh deve camminare per diverse ore. Come conseguenza, arriva tardi a scuola. Presto, smetterà del tutto di andarci.

#2: maternità

Quando Susheela scoprì di essere incinta per la seconda volta, pensava che sarebbe stato un altro dei giorni più belli della sua vita. Invece il sogno si trasformò in un incubo. Perché la creatura che Susheela aveva in grembo era una bambina. Una cosa intollerabile per suo marito e per sua suocera che la costrinsero ad andare in una clinica per abortire.

#3: lavoro

Neta è il diminutivo con il quale tutti la conoscono. Lei vive come molte delle donne nelle zone più povere del Brasile: non può lavorare, non può essere indipendente, non può fare niente per migliore le condizioni di vita della sua famiglia. Può soltanto stare in casa ad accudire i bambini.

#4: salute

Pamela era giovanissima quando fu costretta a subire l’orrore delle mutilazioni genitali femminili. Le conseguenze furono spaventose: perdite ematiche, dolori lancinanti, infezioni. Il parto fu un autentico incubo. Adesso Pamela non vuole più avere bambini per paura di provare di nuovo quel dolore insopportabile.

#5: vita

L’ultimo dei diritti negati alle donne può essere raccontato con la storia di Fatima che vive in Afghanistan. Sposata giovanissima con un uomo molto più grande di lei, che la picchiava ogni giorno perché lei non poteva avere figli. Fatima tentò di scappare. Ma il tentativo di fuga fallì. Il marito la picchiò quasi fino a ucciderla.