come si vive in Myanmar

Niente strade, elettricità, servizi igienici. Riesci a immaginare come si possa vivere in queste condizioni? Eppure, questa è la realtà per buona parte della popolazione del Myanmar, specialmente nelle aree rurali. Dove la sopravvivenza di un intero villaggio può essere legata a un semplice ponte. Come ci racconta Naw Nat Paw.

Naw Nat Paw è un’ostetrica. Vive in un isolato villaggio nella zona di Pathein, nella parte meridionale del Paese. Il villaggio è tagliato fuori da un fiume. E il ponte è l’unica strada per entrare e uscire dal villaggio.

Il nostro vecchio ponte era difficile e pericoloso da attraversare. Costruito in legno, alcune parti sono danneggiate e manca il corrimano. Durante la stagione delle piogge, per attraversare il ponte dovevamo guardare dove mettevamo i piedi: c’erano dei grandi buchi dove le assi mancavano. Se il legno era bagnato, il ponte diventava molto scivoloso”.

E non solo:

  • Ogni giorno, quel ponte era attraversato da decine di bambini che andavano a scuola. Bambini che rischiavano di scivolare e cadere nel fiume, la cui corrente è molto forte.
  • Il ponte è cruciale per il lavoro di Naw Nat Paw, che rischiava sempre di non raggiungere in tempo le sue pazienti. In un Paese dove, ogni mille nati vivi, cinquanta bambini non superano il quinto anno di vita (secondo i dati della Who).

È così che si vive in Myanmar. Un Paese tra i più poveri del mondo dove donne incinte e bambini rischiano la vita per attraversare un ponte pericolante e fatiscente.

Vite che invece è stato possibile salvare. In un modo molto semplice: costruendo un nuovo ponte, più sicuro. Ed è stato fatto grazie al contributo dell’adozione a distanza. Un piccolo gesto che può significare tanto per chi deve fare i conti ogni giorno con la povertà estrema.

Attraversare il fiume è molto più facile adesso, abbiamo un corrimano e tutto il legno è in ottimo stato. Non mi preoccupo più per i miei bambini che vanno a scuola perché so che, grazie al nuovo ponte, possono attraversare il fiume in sicurezza. E, dal momento che ci metto meno tempo ad attraversare il fiume, ho più tempo per le mie pazienti”.

 

Storia e immagine: ActionAid.org.uk