come si vive in Malawi

È uno dei Paesi più poveri dell’Africa. Il più povero, secondo alcuni dati. Vivere in Malawi significa dover affrontare un’esistenza fatta di privazioni e difficoltà. Dietro le quali, però, può esserci un barlume di speranza. Come raccontano queste tre storie.

Il Malawi…

…è un Paese dove i raccolti sono scarsi a causa della terra troppo arida. Non esistono strutture sanitarie degne di questo nome e l’incidenza delle cosiddette malattie della povertà è alta. Malattie che si diffondono anche per la mancanza di fonti d’acqua sicure.

Per chi nasce e vive in una situazione del genere, ogni giorno è come una scommessa da vincere.

1. Zione

Povertà e mancanza d’istruzione sono strettamente collegate. Nessuno può saperlo meglio di Zione. Avere appena 12 anni e vivere in uno dei Paesi più poveri del mondo è difficile.

Le condizioni nelle quali Zione deve seguire ogni giorno le lezioni a scuola non sono sostenibili: aule stipate di ragazzi e ragazze, pochissimi insegnanti, spazi angusti, libri insufficienti. Studiare è quasi impossibile. Ben presto, Zione sarà costretta ad abbandonare del tutto la scuola.

2. Maureen

Il suo sogno era semplice. Almeno in apparenza: andare a scuola. Invece il futuro di Maureen rischiava di essere molto diverso da quello che lei desiderava. Viveva nel piccolo villaggio di Chilasamongo. Dove la povertà estrema è realtà per molte famiglie. Quella di Maureen non faceva eccezione.

I suoi genitori non avevano abbastanza soldi per permetterle di studiare. Come per molte altre bambine della sua età, Maureen sembrava destinata a sposarsi precocemente e, forse, con un uomo più grande di lei.

3. Antonella

Antonella è nata in Italia ma ha deciso di vedere con i suoi occhi e di mettersi a disposizione di chi dalla vita non ha avuto niente.

Ho visitato la zona di Salima, che dista circa 100 chilometri dalla capitale, Lilongwe, ed è vicina al Lago Malawi, tra i più grandi al mondo e, vi assicuro, che sembra proprio di essere al mare. […] Avevamo poco tempo a disposizione, 40 chilometri di strada per buona parte sterrata, dissestata e molte persone ci stavano aspettando, ma non immaginavo davvero cosa stesse aspettando me: quanti sorrisi in così poche ore. Siamo stati accolti da tutti gli abitanti del villaggio con canti, danze, sguardi profondi e sinceri. In effetti, non c’erano proprio tutti: mancavano i bambini più grandi e i ragazzi, impegnati a scuola per le lezioni. Abbiamo partecipato a una loro riunione: s’incontrano tutti i sabati e in cerchio parlano dei loro problemi e dei loro bisogni guidati dagli adulti a interpretare le loro necessità e a tradurle in cambiamenti concreti. […] Mi ha molto colpito ascoltarli mentre discutevano sull’importanza dell’istruzione e la consapevolezza di questi ragazzi di quanto la mancata istruzione incida sulla loro povertà. Hanno compreso che imparare a leggere e scrivere è la via per un futuro diverso e migliore. Abbiamo chiesto quanti di loro non frequentano la scuola, in pochi hanno alzato la mano e tra loro un bambino di 3 o 4 anni al massimo che era sfuggito dal cerchio dei piccoli per stare con il fratellino più grande. Perché sono bambini e disobbediscono, piangono, litigano tra loro, fanno i capricci interrompendo le mamme mentre cercano di parlare alla delegazione di ActionAid che viene da lontano per conoscerli.

Un Paese da aiutare

Tre storie diverse tra loro eppure simili. Perché parlano di un Paese, il Malawi, che ha bisogno di aiuto. Senza il quale, le storie di Zione e Maureen sarebbero state molto diverse.