bambini del Terzo mondo

Cinque storie per raccontarne una: quella dei bambini che vivono nel Terzo mondo. Le loro condizioni di vita sono molto diverse da quelle dei coetanei che hanno avuto la fortuna di nascere in uno dei Paesi occidentali.

  1. Bizunesh – Ha 16 anni. Vive a Wartu-Sefera, in Africa. Ogni giorno deve fare dei lunghi cammini, anche di 4-5, per procurarsi l’acqua potabile. Su di lei ricadono anche compiti e responsabilità come cucinare e aiutare nei campi. Come conseguenza, ogni giorno Bizunesh arriva tardi a scuola.
  2. Ça Depend – Rimasto orfano insieme al fratello e alle tre sorelle, vive con i nonni anziani sull’isola di Idjwi, in Congo. Mangia una volta al giorno e per procurarsi del cibo fa dei piccoli lavoretti per i vicini. Quando torna a casa da scuola dà una mano, cercando legna o acqua.
  3. Santosh – Appartiene alla comunità Hadi e abita nel villaggio di Sandapur con il padre, la madre e la sorellina Nimita. Santosh è un intoccabile. Quando entra a scuola, con i bambini della comunità Hadi siede sempre in fondo. All’ora di pranzo devono stare separati dagli altri bambini e ritirare il cibo a parte. Per quelli delle caste “alte” Santosh non esiste nemmeno.
  4. Kishore – Un brutto incidente che può capitare a qualunque bambino: cadere di bicicletta e procurarsi una frattura. Nei Paesi ricchi non sarebbe un grosso problema. Ma non è così per chi vive nel villaggio di Masipadar, in India. L’ospedale è troppo lontano. E troppo caro.
  5. Chuon – La Cambogia è una terra di estrema povertà e profonde disuguaglianze. Soprattutto per chi vive nelle aree rurali del Paese. Come Chuon, nata in un piccolo e remoto villaggio della provincia di Pursat. Il suo sogno di studiare e diventare maestra, in un luogo del genere, è impossibile da realizzare.

Queste storie di bambini che vivono nel Terzo mondo parlano di diritti negati fin dalla nascita: istruzione, salute, cibo, acqua, uguaglianza sociale. Per loro, queste parole non significano niente.

Ma è anche una condizione che può cambiare. Si può fare molto per garantire tali diritti ai bambini che vivono nel Terzo mondo. Si può fare molto grazie anche al contributo dell’adozione a distanza.