bambini delle favelas

È difficile riuscire a immaginare cosa significhi crescere in un posto dove manca tutto, dalle fogne alla corrente. Dove la povertà è la realtà di tutti i giorni. Dove gli scontri tra criminali e polizia sono la normalità. Eppure, questa è la condizione di molti dei bambini che vivono nelle favelas.

Le loro storie sembrano già segnate. Ma, per fortuna, non è sempre così.

Manuela

storie di adozione a distanza: Manuela

La piccola Manuela ha imparato fin da piccola come si vive in una favela. Suo padre e suo fratello sono morti in un incidente d’auto. Manuela abitava con la madre nella Strada numero 2 di Rocinha, una delle favelas più grandi di Rio de Janeiro. Qui, si erano verificate sparatorie tra la polizia e alcune bande criminali. Adesso, Manuela e la madre si sono trasferite a Muzema, a venti minuti da Rocinha.

Però, la madre di Manuela continua a portare la piccola nel nuovo asilo gestito da ASPA e ristrutturato da ActionAid e CONI che si trova a Rocinha.

“Mi piace molto venire all’asilo” racconta Manuela. “Ora è tutto nuovo e sono così felice! La mia attività preferita è fare l’orto e mi piace la frutta. Prima mia mamma doveva pagare per fare capoeira e a volte non poteva; ora è gratis! La sala dove facciamo lezione è tutta colorata e il pavimento è stato rifatto”.

Kainã

storie di adozione a distanza: Kainã

Tanti campioni del calcio sono nati nelle favelas brasiliane. Il sogno di Kainã è diventare altrettanto bravo. Ha 9 anni e vive a Cidade de Deus. Dove ogni giorno è una piccola scommessa. Perché le strade sono pericolose. E perché il campetto dove giocava a calcio con i suoi amici era in condizioni pessime.

“Ora è tutto diverso!” racconta Kainã. “Abbiamo gli spogliatoi e il campo è coperto. Ci hanno comprato anche delle maglie nuove. La prima volta che ho visto il centro ristrutturato ero emozionato e ho pensato: questo è un campo da Olimpiadi! Non avevo mai visto un posto del genere. […] Il mio sogno è giocare a calcio e creare un robot poliziotto che possa fermare la violenza a Cidade de Deus. Non voglio vedere bambini che lavorano o che sono colpiti da proiettili, non voglio che i criminali ci rubino i banchi di scuola”.

Jamile

storie di adozione a distanza: Jamile

Si torna a Rocinha. Dove Jamile ha un sogno: diventare una ballerina. Un sogno che rischia di restare tale, dal momento che le sue condizioni economiche non sono delle migliori. Inoltre, per diventare ballerina occorre avere, fin da piccoli, un’istruzione adeguata.

E Jamile è tra le bambine delle favelas che hanno potuto frequentare un vero asilo.

“Mi piace molto il nostro asilo adesso. È stato rifatto e tutto è più bello. L’aula ora è colorata e in ordine, le sedie sono nuove e abbiamo pure la tv. Anche la mensa è bellissima e i miei cibi preferiti sono il pollo e la banana, ma devo dire che in assoluto la cosa che amo di più mangiare è il dolce che prepara papà con riso e cioccolato. All’asilo giochiamo, usciamo, stiamo con gli amici e facciamo giardinaggio. Ora, infatti, abbiamo un orto!”

 

Ecco: è così che sono costretti a vivere i bambini delle favelas. Manuela, Kainã e Jamile possono essere considerati fortunati perché hanno incontrato chi ha dato loro una possibilità. Ma il Brasile è un Paese che ha ancora bisogno di aiuto.